Marketing: Si Investe Troppo Poco Nella Cura Delle Basi Dati

Secondo una rilevazione internazionale di Experian sulle aziende di medie e grandi dimensioni, solo il 54% aggiorna sistematicamente gli estremi di clienti e prospect.

Milano, 1 aprile 2008 – Tutte le aziende ammettono che trascurare le basi dati marketing comporta sprechi elevati, anche dell'ordine del 20% dei costi di contatto, ma poi quasi la metà non investe per gestirle e aggiornarle in modo sistematico; e solo poco più di un quarto afferma di rispettare in toto le norme in materia di privacy e protezione dei dati. Sono queste le principali evidenze di un'indagine svolta in alcuni paesi (Gran Bretagna, Paesi Bassi, Francia, Nord America, Australia e Singapore) da Experian su un campione di 2078 aziende di medie e grandi dimensioni.

Più in particolare, l'indagine Experian, ha rilevato che:

  • solo il 54% delle aziende interpellate ha adottato procedimenti sistematici per una costante verifica e aggiornamento delle informazioni su clienti effettivi e potenziali;
  • le maggiori criticità riguardano le aziende del commercio al dettaglio, ove solo il 39% ha dichiarato di avere messo in atto una qualche strategia per la cura dei dati (mentre il rimanente 61% pratica approcci approssimativi o occasionali);
  • comunque, solo l'8 % delle aziende osservate verifica tutti i dati acquisiti al momento della raccolta, mentre il 34% non lo fa per nulla o quasi;
  • fra le sole aziende che affermano di adottare procedimenti sistematici, il 61% lo fa per lo più solo sui campi dell'indirizzo e del CAP, ma non su tutti gli elementi delle "anagrafiche", come nome, titolo, professione o ruolo aziendale, e così via.

Altra evidenza dell'indagine riguarda il rispetto delle norme e dei regolamenti in materia di privacy e protezione dei dati in vigore nei rispettivi paesi. Solo il 27 % delle aziende intervistate è sicura di essere totalmente in regola, evidenziando addirittura un regresso rispetto al 2005, quando un'analoga indagine aveva riscontrato una percentuale del 37%. Sotto questo profilo, le aziende più virtuose sono risultate quelle dei servizi finanziari (conformi anch'esse nell'87% dei casi) e, rispetto ai paesi osservati, quelle britanniche (che si sono dichiarate sicuramente conformi alle norme nell'87% dei casi)."

"Ma anche in Gran Bretagna le cose stanno peggiorando – ha commentato Jonathan Hulford-Funnell, CEO di QAS-Experian – Anche lì, sono sempre più i consumatori infastiditi da comunicazioni male indirizzate. Già uno su due è dell'idea che è meglio non essere clienti di aziende che mandano comunicazioni a vanvera o, peggio ancora, intestate a familiari deceduti o trasferiti. Questo dovrebbe bastare per spingere le aziende a investire di più nella cura degli estremi di contatto".

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Experian (Experian Group Ltd) è leader mondiale nei servizi informativi per la prevenzione dei rischi di credito e di frode, il marketing e la protezione dei dati di aziende e consumatori. È quotata alla Borsa di Londra (EXPN), ove concorre all'indice FTSE-100, espresso dai 100 titoli azionari più importanti. Ha sede a Dublino (Irlanda) e le principali direzioni operative sono a Costa Mesa (California, USA) e Nottingham (GB). Conta più di 15500 addetti in 36 paesi per una clientela estesa a 65 paesi, con un fatturato annuo che supera i 2,8 miliardi di Euro. In Italia, opera dal 1995; ha sede a Roma, e filiali a Milano e Pontedera (PI)

La sintesi dell'indagine è consultabile al sito www.qas.co.uk/profitmaker

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